La tonnara dell'Isola Piana
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LA TONNARA DELL'ISOLA PIANA

INDICE

1 Una storia millenaria
2
Tra realtà e leggenda
3
Le tonnare di Portopaglia, Portoscuso e dell'Isola Piana
4
La calata della tonnara dell'Isola Piana
5
Schema della tonnara dell'Isola Piana
6
Schema della tonnara di Portopaglia (Tonnara portoghese)
7
Schema della tonnara di Portoscuso (Tonnara francese)

UNA STORIA MILLENARIA

Schizzo dell'Isola Piana vista dalla Punta di Carloforte Vari sono i modi usati per la cattura dei tonni: dal palamito, al getto di schiuma, alla rete ad anelli, all'impiego delle canne. Durante la fase riproduttiva s'impiegano prevalentemente le reti fisse, calate lungo le coste nei passaggi obbligati. In tali periodi, poiché il tonno presenta il fianco sinistro alla costa, è facile catturarlo sbarrandogli la strada con apposite reti che formano una specie di gabbia sottomarina detta appunto tonnara o "mandraga", già in uso presso gli antichi greci di Marsiglia e di Antibes e diffusasi poi in Provenza e nelle isole maggiori del Mediterraneo. Verso il 1000 gli Arabi, insediatisi in Sicilia, fecero anch'essi le prime esperienze di tonnara.

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TRA REALTÀ E LEGGENDA

Sezione di una tonnara La Sardegna, sicuramente, ha sempre rappresentato un centro di passaggio per i tonni, ma l'origine della tonnara spesso si confonde con la leggenda. Una di queste fa rimontare l'istituzione della tonnara agli albori del cristianesimo per opera di San Pietro e Sant'Antioco (che diedero il loro nome alle grandi isole sulcitane). Un'altra è più legata alla terra e narra di un pastore che, osservando un ragno che tesseva la sua tela, avesse cominciato a segnare uno schema sulla sabbia che riproduceva esattamente quello delle tonnare. S'ipotizzano tentativi anche da parte dei Saraceni che però, storicamente, preferivano catturare il tonno già pescato assieme ai pescatori (chiamati tonnarotti).

SCHEMA DELLA TONNARA DELL'ISOLA PIANA

L'Isola Piana presentava una particolare ancòra detta del "bastardo" di terra con una marra tagliata per non acchiappare la rete di coda. Tale ancora era detta in gergo "pittaneddu" (nome derivato da un pescatore rivierasco che aveva un solo braccio). Il rais Sebastiano Penco, che calò all'Isola Piana, nell'esposizione di Parigi del 1889 fu premiato per l'esposizione di una tonnara in miniatura.Schema della tonnara dell'Isola Piana

 

Sono invece ampiamente documentate le attività spagnole in merito alla cattura del tonno, alla loro occupazione della Sardegna nel 1478 dopo la battaglia di Macomer. Da allora proliferarono le tonnare calate quasi esclusivamente sul versante occidentale. Da Nord a Sud le più importanti sono: Cala Vignola; Capo Bianco; Perdas de Fogu; Trabucadu; Saline; Argentiera; Marrargia; S. Caterina de Pittinuri; Escala Salis; Peloso; Capo San Marco; Flumentorgiu; Cala Domestica; Portopaglia; Portoscuso; Isola Piana; Cala Vinagra; Spalmadore; Perdas Nieddas.

Molte furono le richieste per calarne altre, e numerose tonnare fra quelle citate ebbero breve vita. Una moltitudine di imprenditori e commercianti decise di rischiare i propri capitali e un gran numero di questi si rovinarono con l'investimento nelle tonnare; nel 1772 il capitano Giovanni Porcile ebbe in concessione senza canone la calata della tonnara di Perdas Nieddas, in ricompensa dei servigi da lui resi alla corona nel 1750 all'atto della liberazione dei pegliesi-tabarkini dalla schiavitù del Bey di Tunisi (gli ex prigionieri poi popolarono Carloforte), ma ebbe da subito ingenti perdite e dovette abbandonare.

 

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LE TONNARE DI PORTOPAGLIA, PORTOSCUSO E DELL'ISOLA PIANA

SCHEMA DELLA TONNARA DI PORTO PAGLIA (Tonnara portoghese)

La stabilità e la sicurezza delle tonnare dipendevano dalle ancòre, collegate al sommo con un sistema di nodi detto "ghirlanda", ossia un cavo molto robusto. Ogni tonnara era ormeggiata con circa cento ancore di vario peso (50 per ogni lato della coda).
Schema della tonnara di Portopaglia (tonnara portoghese)

Portopaglia e Portoscuso, forti della loro localizzazione sulla terraferma, vantano origini decisamente più antiche rispetto all'Isola Piana e ricostruirne il percorso storico risulta arduo compito.

È chiaro che la pesca del tonno in Sardegna, a causa dei numerosi sconvolgimenti politici, dovette subire numerose interruzioni e sembra che il vero risveglio avvenne attorno al XVI secolo, anche se sul litorale occidentale erano da tempo in corso sperimentazioni e studi sul passaggio dei flussi ittici. In proposito l'Angotzi, nella sua " L'industria delle tonnare in Sardegna", scrive: "...fin dal 1587 il Re Filippo II aveva stabilito di calare le tonnare nei mari sardi, ma preoccupato dalle continue invasioni dei barbareschi, i quali mettevano a ferro e fuoco ogni cosa, divisò di munire le coste della Sardegna di valide torri fornite di numerosa artiglieria per proteggere la navigazione e agevolare la pesca, specialmente quella del tonno. Egli riteneva di raggiungere l'intento con i mezzi che avrebbe potuto trovare in continente, ma non fu capace ottenere quanto era necessario, e perciò ricorse all'espediente di cercare fondi nell'isola stessa tramite una tassa sull'esportazione di varie derrate...".

Questa citazione per dare uno sguardo alla situazione politico economica in cui prese il via lo sviluppo di un'industria particolare insediatasi in un luogo non meno particolare.

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LA CALATA DELLA TONNARA DELL'ISOLA PIANA

SCHEMA DELLA TONNARA DI PORTOSCUSO (Tonnara francese)

Vanno ricordati i "sottopiombi", piccole ancòre che servivano a tenere il cavo di fondo, e se ne usavano sei. Per una tonnara come questa si usavano circa 550 quintali di cocco e 80 di canapa. L'antenata del cocco e della canapa era un'erba di Alicante detta Sparto.
Schema della tonnara di Portoscuso (tonnara francese)

La tonnara dell'Isola Piana veniva calata a nord dell'isola di San Pietro, di fronte alle tacche Bianche. Aveva una coda di 100 metri e aveva sei camere. Non si può stabilire se questa tonnara fosse stata calata già prima del 1600. Nel 1698, comunque, fu data in concessione al signor Giuseppe Cavassa, di Cagliari; nel 1711 la tonnara venne ceduta dal Re al Marchese Francesco Pes di Villamarina, cui fu conferito il titolo nobiliare dall'Imperatore d'Austria in gratitudine per la conquista della Sardegna.

È proprio grazie al Marchese Salvatore Pes di Villamarina e D'Azeglio che le strutture dello stabilimento vennero ammodernate fino a farlo essere uno degli stabilimenti più efficienti dell'epoca. Dal 1890 il prodotto veniva ancora lavorato sull'isola ma confezionato dalla ditta Parodo di Genova.

Dopo la morte dell'ultimo Marchese avvenuta nel 1926, la tonnara passò di proprietà per eredità fino al 1966 quando tutto il barcareccio cominciò a passare a Carloforte. Nel 1969 avvenne l'acquisto da parte di una società di Genova che convertì la struttura in condominio residenziale.

(F.M.)

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