CADUTA E RINASCITA DI UN PARADISO
Da sempre il canale di San Pietro è stato investito dal passaggio dei tonni, tanto che per secoli la pesca è stata l'elemento trainante dell'economia locale. Nel corso di tutto questo tempo, gli abitanti dell'arcipelago e della costa sarda hanno tramandato di padre in figlio le tecniche della pesca del tonno, e così nelle diverse tonnare andavano intrecciandosi la vita economica e sociale dei pescatori. L'Isola Piana, in quanto crocevia del canale e per la presenza del marchesato dei
Villamarina, costituiva il cuore pulsante e un importante punto di riferimento per la pesca.
Anche la cultura e le vicende personali risentivano fortemente degli influssi dell'attività ittica: nel Palazzotto del Marchese, ancora oggi, si possono ammirare i soffitti affrescati ove sono raffigurate le varie fasi della mattanza. E se chiedete ad un'anziano di Carloforte che valore avesse avuto per lui il partecipare a questo tipo di pesca, si ricorderà come ciò significasse passare dall'adolescenza all'età adulta. Il fatto stesso di partecipare alla mattanza, infatti, era in sé un concreto atto d'iniziazione e di passaggio all'età adulta.
La mattanza, oggi vista come un barbaro metodo di pesca e paragonata per la sua crudezza alla corrida spagnola, implicava delle precise attività di preparazione alla cattura del tonno che il pescatore viveva come un rito che trovava le proprie radici nella storia stessa della comunità. Il giovane che si preparava alla pesca e prendeva il mare per calare le reti e attrezzare le camere già sentiva in dentro di sé quel cambiamento che sarebbe stato poi suggellato dal momento della mattanza dei tonni chiusi nella camera della morte.
Sebbene Carloforte fosse per antonomasia il punto di riferimento delle ordinarie attività commerciali, l'Isola Piana ne costituiva il fulcro per quanto riguardava le decisioni che, in massima parte, erano prese dal Marchese.
Tuttavia nel dopoguerra un'industria insediatasi sul tratto di costa di Portovesme prospiciente il canale di San Pietro, e quindi l'Isola Piana, scaricava in mare una serie di rifiuti tossici quali il cromo. Tali sostanze inquinanti, nonostante le correnti marine ne favorissero la dispersione, provocarono per molti anni una moria dei pesci di passaggio: da allora i tonni cambiarono rotta rispetto all'Isola Piana e al canale di San Pietro, causando evidenti danni, in particolare alla tonnara dei Marchesi di Villamarina. A questi ultimi, nella prospettiva del fallimento imminente, non rimase che cessare l'attività, perciò l'Isola Piana all'inizio degli anni '70 passò nelle mani delle imprese che hanno provveduto alla ristrutturazione dell'originario villaggio di pescatori.
Nel frattempo la nuova normativa ambientale ha fatto sì che oggi le imprese che si affacciano sul canale non possano più inquinare l'arcipelago
sulcitano.
Max
Nucci