Nave
carboniera si incaglia all'ingresso di Portovesme
- Il comandante è stato arrestato per disastro
colposo
PORTOVESME. Ha infilato il corridoio sbagliato e
la motonave "EuroBulcker IV" battente
bandiera delle Isole Barbados, con 17 uomini di
equipaggio a bordo si è incagliata nella secca
della Ghinghetta mettendo in pericolo la vita
degli uomini a bordo e l'habitat marino. Ora la
motonave che ha anche un carico di 17.200
tonnellate di carbone russo destinato alle
centrali Enel di Portovesme sta riversando in
mare centinaia di quintali di gasolio.
Tutto è accaduto, ieri mattina alle 6.45 quando
la carboniera ha puntato la prua verso il porto
di Portovesme dove avrebbe dovuto scaricare il
combustibile. Il mare in quel momento era
decisamente mosso ma il comandante Kostantyn
Dyadkov, 41 anni, ucraino, che nel pomeriggio è
stato arrestato per disastro colposo, ha cercato
di imboccare il canale senza chiedere
l'intervento del rimorchiatore e del pilota. A
meno di un miglio dal porto il comandante in
seconda ha avvertito un primo scricchiolìo poi
una tremenda botta al lato sinistro e ha imposto
al comandante di macchina di fermare i motori.
La motonave si è inclinata ed ha cominciato a
riversare in mare parte delle 170 tonnellate di
gasolio destinato alla navigazione. L'equipaggio
che in quel momento era in coperta per seguire le
operazioni di attracco ha indossato il salvagente
e in un attimo, appena la capitaneria di porto di
Portoscuso, ha captato il "may day" è
scattata una massiccia operazione di soccorso che
ha consentito di mettere in salvo i 17 uomini di
equipaggio. I marinai sono stati rifocillati e
sbarcati a Portoscuso e all'Isola Piana
per i primi soccorsi. Ora c'è preoccupazione per
la fuoriuscita del gasolio che potrebbe invadere
tutte le spiagge della golfo di Sant'Antioco e di
Palmas. Bloccati gli uomini della capitaneria di
Porto di Portoscuso che, per le cattive
condizioni del mare, non sono stati in grado,
facendo ricorso anche a imprese specializzate, di
posizionare le palle galleggianti per arrestare e
circoscrivere l'onda inquinante. Il comandante
della capitaneria di porto di Portoscuso,
Domenico Scanu, in accordo con la capitaneria di
porto di Cagliari, ha invitato i sindaco dei
centri di Gonnesa, Carloforte, Sant'Antioco,
Calasetta e San Giovanni Suergiu ad attivare
iniziative di prevenzione per evitare che il
gasolio possa raggiungere il litorale. Tutta la
zona è controllata dalle motovedette e da un
elicottero dei carabinieri che, subito dopo
l'incidente, ha iniziato a sorvolare la zona
dell'incidente per seguire la chiazza oleosa che
nel tardo pomeriggio aveva un'estensione di 400
metri. Dell'incidente è stato avvertito il
ministero dell'ambiente, la regione e le
autorità marittime e sanitarie per i
provvedimenti di legge. Il comandante della nave
non è riuscito a spiegare le cause
dell'incidente ma è probabile che a causare
l'errore di rotta sia stata ancora una volta la
decisione di non utilizzare il rimorchiatore. La
società armatrice, Ilias Shipping Corporation di
Spiridion, nel Pireo, è stata diffidata dalle
autorità marittime ad operare per il
disincagliamento della nave.
[Torna agli
aggiornamenti]
PORTOVESME:
LA NAVE HA PERSO 50 TONNELLATE DI GASOLIO
Unione Sarda sabato 9 settembre 2000
La nave che da ieri è incagliata nelle acque
antistanti Portovesme ha perso cinquanta
tonnellate di gasolio, disperse nel mare della
Sardegna. Sembra comunque che si sia interrotta
la fuoriuscita del combustibile. Sul posto stanno
lavorando quattro mezzi antinquinamento, due
della società Castalia (che ha una convenzione
con il ministero dell'Ambiente), il Pellican 2000
di Carloforte e un altro mezzo proveniente da
Villasimius.
Secondo le ultime notizie è stata predisposta
l'aspirazione del rimanente gasolio dalla stiva
della carboniera per evitare che possa continuare
ad inquinare i nei nostri mari. Intanto il
capitano della nave Eurobulker IV Kostiantyn
Dyadkov, 41 anni, ucraino, è ancora rinchiuso
nel carcere di Buoncammino a Cagliari, con
l'accusa di naufragio colposo, a disposizione
dell'autorità giudiziaria che sta svolgendo le
indagini insieme all'autorità marittima.
[Torna agli
aggiornamenti]
PORTOVESME:
ALLARME ECOLOGICO: SI TEME UN FORTE INQUINAMENTO
Unione Sarda domenica 10 settembre 2000
Continuano le operazioni di disinquinamento nella
Secca di Capo Altano, nelle coste della Sardegna
sud-occidentale, dopo l'incagliamento della nave
carboniera Eurobulker 4, battente bandiera di
Saint Vincentes e proveniente dalla Russia. Il
carico di 17 mila e duecento tonnellate di
carbone era destinato alla centrale dell'Enel di
Portovesme. Sette le navi coinvolte
nell'operazione di riassorbimento del carburante
che defluisce in mare.
Intanto proseguono le indagini sull'origine del
disastro. Secondo un membro dell'equipaggio
sarebbe stata l'assenza della luce di
segnalazione della secca a causare l'incidente.
Il comandante della Direzione marittima della
Sardegna, Antonio Pagliettini, avrebbe confermato
che la luce era spenta, ma avrebbe precisato che
l'autorità portuale aveva prontamente provveduto
a segnalare il fatto a tutti gli interessati.
[Torna agli
aggiornamenti]
PORTOVESME:
LA NAVE CARRETTA, IL DISASTRO SI ESPANDE A
MACCHIA D'OLIO
Unione Sarda di lunedì 11 settembre 2000
Il disastro ecologico nelle acque del Sulcis
Iglesiente, da Portovesme a Carloforte fino
all'isola di Sant'Antioco, si espande a macchia
d'olio. È proprio il caso di dirlo. Sul banco
degli imputati c'è lei, la nave-carretta
Eurobulker IV che venerdì scorso si è
incagliata nella Secca grande vicino all'isola
Piana. Là dove anche il più improvvisato dei
marinai sa che gli scogli sono a filo d'acqua. Le
cause? Una carta nautica inesistente, del costo
di diciannove dollari. Una cifra ridicola che ha
provocato danni ingenti alle coste e al mare,
quasi inestimabili. "Il mio armatore non mi
ha dato i dollari per comprare la carta
nautica". Questa la giustificazione del
comandante della nave, attualmente agli arresti,
Kostyantin Dyadkov, di fronte alle autorità
d'inchiesta. Intanto il pericolo inquinamento si
fa sempre più forte. La paura più grande è che
la nave proceda lentamente nel suo inabissamento
e scarichi a mare le cento tonnellate di
carburante. Per ora le forze in campo sono
diverse: Capitaneria di porto, protezione Civile,
ministero dell'Ambiente. Tutti i mezzi sono sul
posto per limitare i danni e la fuoriuscita del
fuel oil dallo squarcio della nave-carretta.
Dieci le imbarcazioni al lavoro, tra cui i mezzi
antinquinamento Castalia, il Naitan I dei
battellieri di Cagliari e tre Pellican della
Guardia costiera che stanno operando per pulire i
fondali. A bordo della nave, invece, ci sono gli
ufficiali della Guardia costiera e i tecnici
della ditta Rimorchiatori sardi, alla quale è
stato affidato il compito di recuperare la nave e
il carico. Ma i tempi saranno lunghi e le fasi
molto delicate. Solo oggi è stato predisposto un
piano di intervento che stabilisce la priorità
degli interventi, le modalità e le forze che
dovranno unirsi per risolvere la situazione. Lo
ha dichiarato lo stesso Pagliettini,
sottolineando la necessità di risorse economiche
attraverso le quali sostenere gli elevati costi
delle operazioni. Il piano di intervento, si
svolgerà in tre tempi. Prima di tutto si
tratterà di recuperare i liquidi inquinanti
riversati nel mare e di svuotare l'Eurobulker
dall'olio. Poi si dovrà procedere con il
recupero del carico, 17 mila e 200 tonnellate di
carbone russo alloggiato nelle stive. Proprio
questa fase richiederà tempo e denaro. Il
comandante Pagliettini non esclude che si debba
ricorrere all'intervento del ministero
dell'Ambiente e della Protezione civile per
sostenere le spese. Una decisione, questa, che
verrà presa domani mattina alle 11 nella
prefettura di Cagliari. L'assessore all'Ambiente
Emilio Pani ha infatti indetto una riunione alla
quale parteciperanno, tra gli altri, il prefetto
di Cagliari Corrado Catenacci e il direttore
generale Baradà dell'ispettorato centrale del
ministero all'Ambiente per la difesa del mare.
La terza e ultima fase del piano di intervento
prevede il recupero della nave o l'eventuale
demolizione, pezzo per pezzo, sul posto.
"Oggi, afferma Pagliettini, abbiamo iniziato
a scandagliare il fondo e domani inizieremo a
pompare il carburante". All'orizzonte, la
messa in sicurezza della nave, tenuta in bilico
dal peso di cento tonnellate d'olio.
[Torna agli
aggiornamenti]
PORTOVESME:
VICENDA NAVE-CARRETTA: LA VOCE DEI PROTAGONISTI
Unione Sarda lunedì 11 settembre 2000
La vicenda Eurobulker ha coinvolto in primo piano
le amministrazioni e ancora di più i pescatori
di Sant'Antioco. Ma anche alcuni consiglieri
regionali hanno detto la loro.
Qual è la situazione attuale nei comuni
interessati? Come stanno procedendo le
amministrazioni? E cosa ne pensano i pescatori
che potrebbero vedere con i loro occhi la
distruzione totale dei loro impianti?
Partiamo da Sant'Antioco. Il sindaco Virginio
Locci ha dichiarato lo stato di calamità.
"Abbiamo lavorato intensamente per bloccare
la macchia di gasolio che il maestrale ha portato
verso la laguna di Santa Caterina". Sembra
che il gasolio non abbia inquinato il mare, ma
che la sostanza quasi catramosa, si sia
appoggiata sul fondo della laguna. "Una
parte del gasolio, commenta Locci, è finita
nella battigia. Ora si teme il peggio. Se la nave
dovesse cedere e perdere il gasolio, che peraltro
si sta già riversando in mare, non oso pensare
quali possano essere i danni". Stamattina un
elicottero ha sorvolato la zona. In volo
sull'area anche il tecnico del comune di
Sant'Antioco. Secondo quanto riportato
dall'avvocato Locci a Unionesarda.it, il
carburante supera gli sbarramenti posizionati
intorno alla nave. La direzione non può non
essere che Sant'Antioco, se il maestrale
continuerà a imperversare.
La voce dei pescatori.
Oltre 400 mila i pesci che hanno rischiato la
vita. Non quantificabili i danni che avrebbe
causato il carburante. Ma non è detto che il
pericolo sia scampato. Antonio Dessì, presidente
della società di pescatori La Sulcitana, afferma
che un danno simile li rovinerebbe economicamente
per tutta la vita. "Ci stiamo preparando per
il peggio. Per fortuna siamo riusciti a mettere
degli sbarramenti, anche grazie all'intervento
degli operai del comune". Il loro impianto
si trova nello stagno naturale di Punt'e'Trettu.
"Abbiamo finito di bonificarlo l'anno
scorso, dopo tre anni di lavoro. Ora questa
tragedia potrebbe vanificare tutto il lavoro e
potrebbe mandare in rovina, non solo noi, ma
anche gli impianti degli altri pescatori che
hanno milioni e milioni di pesci, tra orate e
spigole".
Portoscuso, parla il sindaco Franca Cerchi.
"Il comune purtroppo non può fare molto, il
nostro compito è quello di intervenire sul
litorale". Da ieri l'ordinanza per pulire le
coste. "Abbiamo dato l'incarico a un'impresa
che con l'uso di particolari prodotti fanno
agglomerare il gasolio, rendendo più facili le
operazioni di asportazione".
La contrarietà per quanto è avvenuto è grande,
soprattutto perché le società non controllano
le navi e stipulano dei contratti con imprese
poco serie. "Ogni anno 6 milioni di
tonnellate di merci attraversano il nostro mare e
noi dobbiamo avere la sicurezza della loro
provenienza. Ci deve essere prevenzione, sia a
mare, che a terra".
Ma nessuno, forse, si è chiesto che fine abbia
fatto l'equipaggio. Diciassette marinai ucraini,
birmani e indiani che non conoscono ancora le
loro sorti. Torneranno a casa? Chi penserà al
loro sostentamento? "Per il momento sono
stati ospitati in un albergo, ora dobbiamo
chiedere l'intervento della Prefettura e dei
sindacati territoriali".
Dalla Regione: On. Nino Granara (gruppo
consiliare Forza Italia).
Ampia solidarietà arriva dal consiglio
regionale. Ma c'è anche amarezza per ciò che
avviene.
"Siamo sicuri che le Autorità competenti
stanno facendo il possibile, ma non possiamo non
sottolineare i gravi ritardi che si stanno
verificando in questo intervento".
L'onorevole Granara, del gruppo consiliare di
Forza Italia, inoltre, esprime la sua
solidarietà nei confronti degli abitanti del
territorio, degli operatori del mare e del
turismo, ma sottolinea l'importanza dei mezzi a
disposizione. "E' inutile che il ministero
dell'Ambiente metta a disposizione potenti
rimorchiatori di appoggio all'operazione, quando,
a distanza di quattro giorni, non sono state
ancora disposte le panne intorno a tutta la nave,
ancor più non sono state messe a disposizione
bettoline in grado di affiancare la nave per
cercare di aspirare il combustibile ancora a
bordo".
La necessità più importante, che mette
d'accordo tutti gli intervistati, è quella di
interagire con le industrie e pretendere che
controllino le imprese con le quali lavorano. Lo
stesso Granara sostiene che "la Regione, ma
anche le industrie private che si servono per gli
approvvigionamenti dei vari poli industriali
della Sardegna, devono predisporre una serie di
accorgimenti e mezzi per l'attività di controllo
e per quella di prevenzione per far si che in
futuro tali danni siano scongiurati".
[Torna agli
aggiornamenti]
CARBONIERA:
COMINCIATI I LAVORI DI RECUPERO DEL GASOLIO
Unione Sarda di martedì 12 settembre 2000
Sono iniziate questa mattina le operazioni per
aspirare il carburante della nave carboniera
incagliata da venerdì vicino a Portovesme. Dopo
questa operazione si procederà a recuperare il
carico dell'EurobulKer IV, circa 17 mila
tonnellate di carbone ancora presenti nella
stiva. Intanto i mezzi antinquinamento proseguono
le operazioni di bonifica per aspirare il
carburante disperso nel mare.
[Torna agli
aggiornamenti]
CARBONIERA:
IN DUE SETTIMANE IL RECUPERO DEL GASOLIO
Unione Sarda di martedì 12 settembre 2000
Verranno completate entro 15 giorni le operazioni
di rimozione delle sostanze inquinanti presenti a
bordo della nave carboniera Eurobulker IV,
incagliata in una secca vicino a Portovesme da
venerdì scorso. E' stato stabilito questa
mattina durante un vertice in prefettura,
presieduto da Corrado Catenacci, prefetto di
Cagliari, al quale hanno partecipato i
rappresentanti del ministro dell'Ambiente, del
ministro dell'Interno, ma anche Giovanni Caocci,
capo del servizio della protezione civile e
Antonio Pagliettini, comandante marittimo della
Sardegna. Riccardo Cosulich, delegato dell'Enel,
ha assicurato che la società da lui
rappresentata, si impegna alla rimozione del
carico di carbone presente nella stiva della
carboniera, circa 17 tonnellate. E' stata inoltre
istituita una commissione tecnica presieduta da
Antonio Pagliettini, che avrà il compito di
controllare che le società Castalia compia le
operazioni di travaso del carburante entro la
data stabilita.
CAGLIARI
PROVINCIA: L'AMBIENTE AL CENTRO DEI LAVORI
Unione Sarda di mercoledì 13 settembre 2000
Si sono tenuti ieri pomeriggio i lavori del
consiglio provinciale. All'ordine del giorno c'è
stata la richiesta del gruppo dei Riformatori
Sardi alla Giunta provinciale di fare tutto il
possibile per limitare i danni ambientali creati
dalla carboniera Eurobulker. I rappresentanti del
gruppo Sandro Vargiu, Tore Pisu e Danilo Artizzu
hanno rivolto il loro appello in particolare
all'assessorato alla Tutela dell'Ambiente
affinché si intraprendano azioni che impediscano
in futuro il ripetersi di simili disastri. Il
Consiglio ha poi proceduto alle designazione dei
rappresentanti della Provincia in diversi
Consigli Scolastici Distrettuali. Sono stati
eletti Remo Cicalò per Guspini, Silvana Casula
per Carbonia, Pasquale Perra per Sanluri, Rita
Grauso per Cagliari ovest e Lorenza Ruiu per
Cagliari Est. Cristina Antonioli è stata
designata rappresentante della Provincia nella
sottocommissione elettorale circondariale di
Cagliari. I lavori del Consiglio riprenderanno
domani alle 9,30 al Palazzo Viceregio di
Cagliari.
[Torna agli
aggiornamenti]
IN
SPIAGGIA PER ELIMINARE IL CATRAME
La protesta dei sindaci: chi pagherà la
bonifica del territorio?
NAVE IN SECCA Mobilitazione in tutto il Sulcis
La Nuova Sardegna giovedì 14 settembre 2000
PORTOSCUSO. Una grande mobilitazione popolare per
ripulire i bagnasciuga nel litorale ormai
aggredito da onde di catrame. La decisione è
stata messa a punto dalla Guardia costiera
ausiliaria guidata dal comandante Bruno Cossu e
dalla Direzione marittima della Sardegna guidata
dal comandante Antonio Pagliettini. L'invito è
rivolto a tutta la popolazione del Sulcis
Iglesiente: uno slancio civile, domenica mattina
alle 9 negli arenili di Spiaggia di Mezzo e Porto
Paglietto armati di guanti e rastrello per
raccogliere il catrame e assicurare così la
praticabilità dei litorali nella prossima
stagione.
Ieri sono arrivate le imbarcazioni più piccole e
agili per effettuare le operazioni di recupero
del combustibile che si trova nelle cisterne
della motonave. Anche un mezzo operativo si è
incagliato nella secca ma fortunatamente si è
trattato di un modesto incidente senza
conseguenze per le persone e per l'imbarcazione
che sono tornate presto all'opera.
L'onda nera avanza e contestualmente sale la
protesta degli abitanti del territorio che hanno
visto scogliere, litorale e laguna contaminata
dall'olio combustibile fuoriuscito dai serbatoi
dell'Eurobulker IV incagliata da alcuni giorni
sulla Secca Grande. Oltre le proteste dei
pescatori della zona e degli operatori turistici,
si cominciano ad avvertire le preoccupazioni dei
sindaci dei quattro Comuni interessati che,
nonostante le garanzie dell'Enel per un pronto
smantellamento della carboniera e l'alibaggio del
carbone, si stanno chiedendo con quali risorse si
dovrà fare fronte alle spese per la bonifica del
territorio. "Ancora una volta - sostiene
preoccupato il sindaco di Gonnesa Pier Giuseppe
Mandis - l'onere viene scaricato sulle
amministrazioni locali. È chiaro invece a tutti
che chi inquina paga, ma nessuno sa se le
assicurazioni della nave, eventuali fidejussioni
saranno in grado di coprire i danni provocati
dalla marea nera. Bene, il Comune di Gonnesa
dovrà trovare nelle pieghe del bilancio del
Comune le somme per pulire la costa dal catrame.
Il paese, giustamente, vuole sapere se dovrà
intervenire il governo centrale o la
Regione". Il sindaco di Gonnesa manifesta
qualche preoccupazione anche per l'assenza, in
questa fase, del Comitato dell'area ad alto
rischio di crisi ambientale: "Avrei visto
l'immediata convocazione del comitato per dare
corso ad una serie di iniziative. I centri
colpiti sono appunto quelli dell'area a rischio e
nessun intervento è scattato a protezione del
territorio".
La marea nera continua a minacciare le coste
calasettane e quelle dell'isola di San Pietro. Le
comunità tabarchine sono in allarme per la bomba
ecologica. Le amministrazioni comunali di
Carloforte e Calasetta levano le mani al cielo,
sperando nella clemenza atmosferica fino al
momento in cui la "bomba carboniera"
verrà disinnescata.
Le cronache tuttavia non hanno mai registrato
prese di posizione da parte delle amministrazioni
comunali interessate per denunciare situazioni di
grave precarietà nel transito di carboniere o
ancora peggio di petroliere. Casi come questi,
riportano dunque alla ribalta anche i disagi,
più volte denunciati, di quella strana e
pericolosa convivenza tra un porto commerciale e
industriale a Portovesme. Imbarcazioni, che
trasportano passeggeri, costrette a effettuare le
manovre di accostamento alla banchina in spazi
limitati tra due "fuochi" fermi nelle
altre banchine: solitamente, una carboniera
ormeggiata di proda sulla banchina commerciale a
sinistra e una petroliera ormeggiata sulla
banchina a destra.
[Torna agli
aggiornamenti]
|