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Speciale disastro Eurobulker

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IL DISASTRO DELLA EUROBULKER A PORTOVESME
8 Settembre 2000. Dalla Redazione. Il gasolio riversatosi in mare dalla carboniera Eurobulker in prossimità di Portovesme mette in serio pericolo l'Isola Piana ed è certamente elevato il rischio di disastro ambientale nel Sulcis. Tuttavia le Autorità, nonostante le proibitive condizioni del mare, hanno già avviato le più urgenti procedure tecniche per contenere la "marea nera" e si stanno prodigando al fine di evitare ulteriori danni alle coste. L'Isola Piana, purtroppo, è già stata raggiunta da una piccola parte del combustibile fuoriuscito dalla nave ma i danni sono tutto sommato limitati, considerate le nuove ecotecnologie disponibili. Tutto dipende dall'evoluzione della situazione per quanto riguarda sia il controllo e contenimento gli idrocarburi già versatisi in mare, sia le operazioni di recupero della carboniera che dovranno avvenire con grande cautela.
In merito abbiamo selezionato i seguenti due articoli che fanno il punto della situazione.



Su questa pagina tutti gli aggiornamenti.

AGGIORNAMENTI
09/09/2000
ECODISASTRO IN SARDEGNA (da "Il secolo XIX" del 9 Settembre 2000)
09/09/2000
PERICOLO GASOLIO NEL SULCIS (da "La Nuova Sardegna" pubbl. on line il 9 Settembre 2000)
09/09/2000
PORTOVESME: LA NAVE HA PERSO 50 TONNELLATE DI GASOLIO
10/09/2000
PORTOVESME: ALLARME ECOLOGICO: SI TEME UN FORTE INQUINAMENTO
11/09/2000
PORTOVESME: LA NAVE CARRETTA, IL DISASTRO SI ESPANDE A MACCHIA D'OLIO
11/09/2000
PORTOVESME: VICENDA NAVE-CARRETTA: LA VOCE DEI PROTAGONISTI
12/09/2000
CARBONIERA: COMINCIATI I LAVORI DI RECUPERO DEL GASOLIO
12/09/2000
CARBONIERA: IN DUE SETTIMANE IL RECUPERO DEL GASOLIO
13/09/2000
CAGLIARI PROVINCIA: L'AMBIENTE AL CENTRO DEI LAVORI
14/09/2000
IN SPIAGGIA PER ELIMINARE IL CATRAME
ECODISASTRO IN SARDEGNA (da "Il secolo XIX" del 9 Settembre 2000)
La lenta agonia di una nave cambogiana a Portoscuso Dalla carboniera tonnellate di gasolio in mare
Portoscuso (Cagliari). Dalle 7,30 di ieri mattina la nave carboniera "Eurobulker 4" è incagliata a tre miglia dal porto di Portovesme dove era diretta con un carico di carbone da destinare alla supercentrale dell'ENEL. Si tratta di una nave battente bandiera cambogiana, varata nel 1970, di 160 mila tonnellate di stazza. Tutti salvi i 17 membri dell'equipaggio che si sono buttati in mare al momento dell'impatto con la terra ferma per la paura che la nave si spezzasse in due.
Salvo l'equipaggio resta il pericolo ambientale. la nave, proveniente dalla Russia, "potrebbe spaccarsi come una mela". Lo ha dichiarato il comandante della Direzione marittima della Sardegna, Antonio Pagliettini, che coordina le operazioni di soccorso. "La prua e la poppa - ha confermato - non sono allineate e c'è anche una grossa incrinatura in senso longitudinale da prua fino verso poppa, il che significa che con il peso del carbone nelle stive, se le condizioni meteo non migliorano e non si riesce ad allibare rapidamente la nave, c'è il rischio che si apra come una mela in sette-otto spicchi e che tutto il carbone si riversi in mare, provocando un disastro ecologico".
Problemi ambientali sono già stati provocati dalla fuoriuscita di 130 tonnellate di gasolio (a bordo ce ne sono altre 220 tonnellate) che stanno andando alla deriva e chiazze hanno già raggiunto l'Isola Piana e la spiaggia di Porto Paglietto. Per fronteggiare l'emergenza sono stati mobilitati tutti i mezzi antinquinamento e intorno alla nave sono state sistemate panne galleggianti.
Immediata è arrivata la presa di posizione del WWF Sardegna che in una nota ha fatto rilevare come "si tratti ancora una volta delle molte carrette del mare che solcano i mari della Sardegna e rischiano di compromettere un vasto tratto di costa". Le operazioni di disincagliamento sono state sospese al calar del sole e riprenderanno nella giornata di oggi.
Sempre nella serata di ieri è stato confermato l'arresto, per naufragio pericoloso, del Comandante della carboniera. La Guardia Costiera ha infatti accertato che le carte nautiche non erano idonee all'attracco nei porti italiani. Kostyantyn Dyadkov, 41 anni di Yalta, Ucraina, e stato arrestato al termine dell'interrogatorio cui l'hanno sottoposto gli Ufficiali della Guardia Costiera a Portoscuso. L'arresto è stato convalidato dal Sostituto Procuratore della Repubblica Mario Marchetti. Tre imbarcazioni antinquinamento del Ministero dell'Ambiente resteranno all'opera per tutta la notte intorno alla nave per tenere sotto controllo l'inquinamento. Su tutto il tratto di mare intorno alla carboniera sono state installate le panne assorbenti che possono arginare e recuperare anche il carbone.
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PERICOLO GASOLIO NEL SULCIS (da "La Nuova Sardegna" pubbl. on line il 9 Settembre 2000)
Nave carboniera si incaglia all'ingresso di Portovesme - Il comandante è stato arrestato per disastro colposo
PORTOVESME. Ha infilato il corridoio sbagliato e la motonave "EuroBulcker IV" battente bandiera delle Isole Barbados, con 17 uomini di equipaggio a bordo si è incagliata nella secca della Ghinghetta mettendo in pericolo la vita degli uomini a bordo e l'habitat marino. Ora la motonave che ha anche un carico di 17.200 tonnellate di carbone russo destinato alle centrali Enel di Portovesme sta riversando in mare centinaia di quintali di gasolio.
Tutto è accaduto, ieri mattina alle 6.45 quando la carboniera ha puntato la prua verso il porto di Portovesme dove avrebbe dovuto scaricare il combustibile. Il mare in quel momento era decisamente mosso ma il comandante Kostantyn Dyadkov, 41 anni, ucraino, che nel pomeriggio è stato arrestato per disastro colposo, ha cercato di imboccare il canale senza chiedere l'intervento del rimorchiatore e del pilota. A meno di un miglio dal porto il comandante in seconda ha avvertito un primo scricchiolìo poi una tremenda botta al lato sinistro e ha imposto al comandante di macchina di fermare i motori.
La motonave si è inclinata ed ha cominciato a riversare in mare parte delle 170 tonnellate di gasolio destinato alla navigazione. L'equipaggio che in quel momento era in coperta per seguire le operazioni di attracco ha indossato il salvagente e in un attimo, appena la capitaneria di porto di Portoscuso, ha captato il "may day" è scattata una massiccia operazione di soccorso che ha consentito di mettere in salvo i 17 uomini di equipaggio. I marinai sono stati rifocillati e sbarcati a Portoscuso e all'Isola Piana per i primi soccorsi. Ora c'è preoccupazione per la fuoriuscita del gasolio che potrebbe invadere tutte le spiagge della golfo di Sant'Antioco e di Palmas. Bloccati gli uomini della capitaneria di Porto di Portoscuso che, per le cattive condizioni del mare, non sono stati in grado, facendo ricorso anche a imprese specializzate, di posizionare le palle galleggianti per arrestare e circoscrivere l'onda inquinante. Il comandante della capitaneria di porto di Portoscuso, Domenico Scanu, in accordo con la capitaneria di porto di Cagliari, ha invitato i sindaco dei centri di Gonnesa, Carloforte, Sant'Antioco, Calasetta e San Giovanni Suergiu ad attivare iniziative di prevenzione per evitare che il gasolio possa raggiungere il litorale. Tutta la zona è controllata dalle motovedette e da un elicottero dei carabinieri che, subito dopo l'incidente, ha iniziato a sorvolare la zona dell'incidente per seguire la chiazza oleosa che nel tardo pomeriggio aveva un'estensione di 400 metri. Dell'incidente è stato avvertito il ministero dell'ambiente, la regione e le autorità marittime e sanitarie per i provvedimenti di legge. Il comandante della nave non è riuscito a spiegare le cause dell'incidente ma è probabile che a causare l'errore di rotta sia stata ancora una volta la decisione di non utilizzare il rimorchiatore. La società armatrice, Ilias Shipping Corporation di Spiridion, nel Pireo, è stata diffidata dalle autorità marittime ad operare per il disincagliamento della nave.
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PORTOVESME: LA NAVE HA PERSO 50 TONNELLATE DI GASOLIO
Unione Sarda sabato 9 settembre 2000
La nave che da ieri è incagliata nelle acque antistanti Portovesme ha perso cinquanta tonnellate di gasolio, disperse nel mare della Sardegna. Sembra comunque che si sia interrotta la fuoriuscita del combustibile. Sul posto stanno lavorando quattro mezzi antinquinamento, due della società Castalia (che ha una convenzione con il ministero dell'Ambiente), il Pellican 2000 di Carloforte e un altro mezzo proveniente da Villasimius.
Secondo le ultime notizie è stata predisposta l'aspirazione del rimanente gasolio dalla stiva della carboniera per evitare che possa continuare ad inquinare i nei nostri mari. Intanto il capitano della nave Eurobulker IV Kostiantyn Dyadkov, 41 anni, ucraino, è ancora rinchiuso nel carcere di Buoncammino a Cagliari, con l'accusa di naufragio colposo, a disposizione dell'autorità giudiziaria che sta svolgendo le indagini insieme all'autorità marittima.
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PORTOVESME: ALLARME ECOLOGICO: SI TEME UN FORTE INQUINAMENTO
Unione Sarda domenica 10 settembre 2000
Continuano le operazioni di disinquinamento nella Secca di Capo Altano, nelle coste della Sardegna sud-occidentale, dopo l'incagliamento della nave carboniera Eurobulker 4, battente bandiera di Saint Vincentes e proveniente dalla Russia. Il carico di 17 mila e duecento tonnellate di carbone era destinato alla centrale dell'Enel di Portovesme. Sette le navi coinvolte nell'operazione di riassorbimento del carburante che defluisce in mare.
Intanto proseguono le indagini sull'origine del disastro. Secondo un membro dell'equipaggio sarebbe stata l'assenza della luce di segnalazione della secca a causare l'incidente. Il comandante della Direzione marittima della Sardegna, Antonio Pagliettini, avrebbe confermato che la luce era spenta, ma avrebbe precisato che l'autorità portuale aveva prontamente provveduto a segnalare il fatto a tutti gli interessati.
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PORTOVESME: LA NAVE CARRETTA, IL DISASTRO SI ESPANDE A MACCHIA D'OLIO
Unione Sarda di lunedì 11 settembre 2000
Il disastro ecologico nelle acque del Sulcis Iglesiente, da Portovesme a Carloforte fino all'isola di Sant'Antioco, si espande a macchia d'olio. È proprio il caso di dirlo. Sul banco degli imputati c'è lei, la nave-carretta Eurobulker IV che venerdì scorso si è incagliata nella Secca grande vicino all'isola Piana. Là dove anche il più improvvisato dei marinai sa che gli scogli sono a filo d'acqua. Le cause? Una carta nautica inesistente, del costo di diciannove dollari. Una cifra ridicola che ha provocato danni ingenti alle coste e al mare, quasi inestimabili. "Il mio armatore non mi ha dato i dollari per comprare la carta nautica". Questa la giustificazione del comandante della nave, attualmente agli arresti, Kostyantin Dyadkov, di fronte alle autorità d'inchiesta. Intanto il pericolo inquinamento si fa sempre più forte. La paura più grande è che la nave proceda lentamente nel suo inabissamento e scarichi a mare le cento tonnellate di carburante. Per ora le forze in campo sono diverse: Capitaneria di porto, protezione Civile, ministero dell'Ambiente. Tutti i mezzi sono sul posto per limitare i danni e la fuoriuscita del fuel oil dallo squarcio della nave-carretta. Dieci le imbarcazioni al lavoro, tra cui i mezzi antinquinamento Castalia, il Naitan I dei battellieri di Cagliari e tre Pellican della Guardia costiera che stanno operando per pulire i fondali. A bordo della nave, invece, ci sono gli ufficiali della Guardia costiera e i tecnici della ditta Rimorchiatori sardi, alla quale è stato affidato il compito di recuperare la nave e il carico. Ma i tempi saranno lunghi e le fasi molto delicate. Solo oggi è stato predisposto un piano di intervento che stabilisce la priorità degli interventi, le modalità e le forze che dovranno unirsi per risolvere la situazione. Lo ha dichiarato lo stesso Pagliettini, sottolineando la necessità di risorse economiche attraverso le quali sostenere gli elevati costi delle operazioni. Il piano di intervento, si svolgerà in tre tempi. Prima di tutto si tratterà di recuperare i liquidi inquinanti riversati nel mare e di svuotare l'Eurobulker dall'olio. Poi si dovrà procedere con il recupero del carico, 17 mila e 200 tonnellate di carbone russo alloggiato nelle stive. Proprio questa fase richiederà tempo e denaro. Il comandante Pagliettini non esclude che si debba ricorrere all'intervento del ministero dell'Ambiente e della Protezione civile per sostenere le spese. Una decisione, questa, che verrà presa domani mattina alle 11 nella prefettura di Cagliari. L'assessore all'Ambiente Emilio Pani ha infatti indetto una riunione alla quale parteciperanno, tra gli altri, il prefetto di Cagliari Corrado Catenacci e il direttore generale Baradà dell'ispettorato centrale del ministero all'Ambiente per la difesa del mare.
La terza e ultima fase del piano di intervento prevede il recupero della nave o l'eventuale demolizione, pezzo per pezzo, sul posto. "Oggi, afferma Pagliettini, abbiamo iniziato a scandagliare il fondo e domani inizieremo a pompare il carburante". All'orizzonte, la messa in sicurezza della nave, tenuta in bilico dal peso di cento tonnellate d'olio.
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PORTOVESME: VICENDA NAVE-CARRETTA: LA VOCE DEI PROTAGONISTI
Unione Sarda lunedì 11 settembre 2000
La vicenda Eurobulker ha coinvolto in primo piano le amministrazioni e ancora di più i pescatori di Sant'Antioco. Ma anche alcuni consiglieri regionali hanno detto la loro.
Qual è la situazione attuale nei comuni interessati? Come stanno procedendo le amministrazioni? E cosa ne pensano i pescatori che potrebbero vedere con i loro occhi la distruzione totale dei loro impianti?
Partiamo da Sant'Antioco. Il sindaco Virginio Locci ha dichiarato lo stato di calamità. "Abbiamo lavorato intensamente per bloccare la macchia di gasolio che il maestrale ha portato verso la laguna di Santa Caterina". Sembra che il gasolio non abbia inquinato il mare, ma che la sostanza quasi catramosa, si sia appoggiata sul fondo della laguna. "Una parte del gasolio, commenta Locci, è finita nella battigia. Ora si teme il peggio. Se la nave dovesse cedere e perdere il gasolio, che peraltro si sta già riversando in mare, non oso pensare quali possano essere i danni". Stamattina un elicottero ha sorvolato la zona. In volo sull'area anche il tecnico del comune di Sant'Antioco. Secondo quanto riportato dall'avvocato Locci a Unionesarda.it, il carburante supera gli sbarramenti posizionati intorno alla nave. La direzione non può non essere che Sant'Antioco, se il maestrale continuerà a imperversare.
La voce dei pescatori.
Oltre 400 mila i pesci che hanno rischiato la vita. Non quantificabili i danni che avrebbe causato il carburante. Ma non è detto che il pericolo sia scampato. Antonio Dessì, presidente della società di pescatori La Sulcitana, afferma che un danno simile li rovinerebbe economicamente per tutta la vita. "Ci stiamo preparando per il peggio. Per fortuna siamo riusciti a mettere degli sbarramenti, anche grazie all'intervento degli operai del comune". Il loro impianto si trova nello stagno naturale di Punt'e'Trettu. "Abbiamo finito di bonificarlo l'anno scorso, dopo tre anni di lavoro. Ora questa tragedia potrebbe vanificare tutto il lavoro e potrebbe mandare in rovina, non solo noi, ma anche gli impianti degli altri pescatori che hanno milioni e milioni di pesci, tra orate e spigole".
Portoscuso, parla il sindaco Franca Cerchi.
"Il comune purtroppo non può fare molto, il nostro compito è quello di intervenire sul litorale". Da ieri l'ordinanza per pulire le coste. "Abbiamo dato l'incarico a un'impresa che con l'uso di particolari prodotti fanno agglomerare il gasolio, rendendo più facili le operazioni di asportazione".
La contrarietà per quanto è avvenuto è grande, soprattutto perché le società non controllano le navi e stipulano dei contratti con imprese poco serie. "Ogni anno 6 milioni di tonnellate di merci attraversano il nostro mare e noi dobbiamo avere la sicurezza della loro provenienza. Ci deve essere prevenzione, sia a mare, che a terra".
Ma nessuno, forse, si è chiesto che fine abbia fatto l'equipaggio. Diciassette marinai ucraini, birmani e indiani che non conoscono ancora le loro sorti. Torneranno a casa? Chi penserà al loro sostentamento? "Per il momento sono stati ospitati in un albergo, ora dobbiamo chiedere l'intervento della Prefettura e dei sindacati territoriali".
Dalla Regione: On. Nino Granara (gruppo consiliare Forza Italia).
Ampia solidarietà arriva dal consiglio regionale. Ma c'è anche amarezza per ciò che avviene.
"Siamo sicuri che le Autorità competenti stanno facendo il possibile, ma non possiamo non sottolineare i gravi ritardi che si stanno verificando in questo intervento".
L'onorevole Granara, del gruppo consiliare di Forza Italia, inoltre, esprime la sua solidarietà nei confronti degli abitanti del territorio, degli operatori del mare e del turismo, ma sottolinea l'importanza dei mezzi a disposizione. "E' inutile che il ministero dell'Ambiente metta a disposizione potenti rimorchiatori di appoggio all'operazione, quando, a distanza di quattro giorni, non sono state ancora disposte le panne intorno a tutta la nave, ancor più non sono state messe a disposizione bettoline in grado di affiancare la nave per cercare di aspirare il combustibile ancora a bordo".
La necessità più importante, che mette d'accordo tutti gli intervistati, è quella di interagire con le industrie e pretendere che controllino le imprese con le quali lavorano. Lo stesso Granara sostiene che "la Regione, ma anche le industrie private che si servono per gli approvvigionamenti dei vari poli industriali della Sardegna, devono predisporre una serie di accorgimenti e mezzi per l'attività di controllo e per quella di prevenzione per far si che in futuro tali danni siano scongiurati".
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CARBONIERA: COMINCIATI I LAVORI DI RECUPERO DEL GASOLIO
Unione Sarda di martedì 12 settembre 2000
Sono iniziate questa mattina le operazioni per aspirare il carburante della nave carboniera incagliata da venerdì vicino a Portovesme. Dopo questa operazione si procederà a recuperare il carico dell'EurobulKer IV, circa 17 mila tonnellate di carbone ancora presenti nella stiva. Intanto i mezzi antinquinamento proseguono le operazioni di bonifica per aspirare il carburante disperso nel mare.
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CARBONIERA: IN DUE SETTIMANE IL RECUPERO DEL GASOLIO
Unione Sarda di martedì 12 settembre 2000
Verranno completate entro 15 giorni le operazioni di rimozione delle sostanze inquinanti presenti a bordo della nave carboniera Eurobulker IV, incagliata in una secca vicino a Portovesme da venerdì scorso. E' stato stabilito questa mattina durante un vertice in prefettura, presieduto da Corrado Catenacci, prefetto di Cagliari, al quale hanno partecipato i rappresentanti del ministro dell'Ambiente, del ministro dell'Interno, ma anche Giovanni Caocci, capo del servizio della protezione civile e Antonio Pagliettini, comandante marittimo della Sardegna. Riccardo Cosulich, delegato dell'Enel, ha assicurato che la società da lui rappresentata, si impegna alla rimozione del carico di carbone presente nella stiva della carboniera, circa 17 tonnellate. E' stata inoltre istituita una commissione tecnica presieduta da Antonio Pagliettini, che avrà il compito di controllare che le società Castalia compia le operazioni di travaso del carburante entro la data stabilita.

CAGLIARI PROVINCIA: L'AMBIENTE AL CENTRO DEI LAVORI
Unione Sarda di mercoledì 13 settembre 2000
Si sono tenuti ieri pomeriggio i lavori del consiglio provinciale. All'ordine del giorno c'è stata la richiesta del gruppo dei Riformatori Sardi alla Giunta provinciale di fare tutto il possibile per limitare i danni ambientali creati dalla carboniera Eurobulker. I rappresentanti del gruppo Sandro Vargiu, Tore Pisu e Danilo Artizzu hanno rivolto il loro appello in particolare all'assessorato alla Tutela dell'Ambiente affinché si intraprendano azioni che impediscano in futuro il ripetersi di simili disastri. Il Consiglio ha poi proceduto alle designazione dei rappresentanti della Provincia in diversi Consigli Scolastici Distrettuali. Sono stati eletti Remo Cicalò per Guspini, Silvana Casula per Carbonia, Pasquale Perra per Sanluri, Rita Grauso per Cagliari ovest e Lorenza Ruiu per Cagliari Est. Cristina Antonioli è stata designata rappresentante della Provincia nella sottocommissione elettorale circondariale di Cagliari. I lavori del Consiglio riprenderanno domani alle 9,30 al Palazzo Viceregio di Cagliari.
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IN SPIAGGIA PER ELIMINARE IL CATRAME
La protesta dei sindaci: chi pagherà la bonifica del territorio?
NAVE IN SECCA Mobilitazione in tutto il Sulcis
La Nuova Sardegna giovedì 14 settembre 2000
PORTOSCUSO. Una grande mobilitazione popolare per ripulire i bagnasciuga nel litorale ormai aggredito da onde di catrame. La decisione è stata messa a punto dalla Guardia costiera ausiliaria guidata dal comandante Bruno Cossu e dalla Direzione marittima della Sardegna guidata dal comandante Antonio Pagliettini. L'invito è rivolto a tutta la popolazione del Sulcis Iglesiente: uno slancio civile, domenica mattina alle 9 negli arenili di Spiaggia di Mezzo e Porto Paglietto armati di guanti e rastrello per raccogliere il catrame e assicurare così la praticabilità dei litorali nella prossima stagione.
Ieri sono arrivate le imbarcazioni più piccole e agili per effettuare le operazioni di recupero del combustibile che si trova nelle cisterne della motonave. Anche un mezzo operativo si è incagliato nella secca ma fortunatamente si è trattato di un modesto incidente senza conseguenze per le persone e per l'imbarcazione che sono tornate presto all'opera.
L'onda nera avanza e contestualmente sale la protesta degli abitanti del territorio che hanno visto scogliere, litorale e laguna contaminata dall'olio combustibile fuoriuscito dai serbatoi dell'Eurobulker IV incagliata da alcuni giorni sulla Secca Grande. Oltre le proteste dei pescatori della zona e degli operatori turistici, si cominciano ad avvertire le preoccupazioni dei sindaci dei quattro Comuni interessati che, nonostante le garanzie dell'Enel per un pronto smantellamento della carboniera e l'alibaggio del carbone, si stanno chiedendo con quali risorse si dovrà fare fronte alle spese per la bonifica del territorio. "Ancora una volta - sostiene preoccupato il sindaco di Gonnesa Pier Giuseppe Mandis - l'onere viene scaricato sulle amministrazioni locali. È chiaro invece a tutti che chi inquina paga, ma nessuno sa se le assicurazioni della nave, eventuali fidejussioni saranno in grado di coprire i danni provocati dalla marea nera. Bene, il Comune di Gonnesa dovrà trovare nelle pieghe del bilancio del Comune le somme per pulire la costa dal catrame. Il paese, giustamente, vuole sapere se dovrà intervenire il governo centrale o la Regione". Il sindaco di Gonnesa manifesta qualche preoccupazione anche per l'assenza, in questa fase, del Comitato dell'area ad alto rischio di crisi ambientale: "Avrei visto l'immediata convocazione del comitato per dare corso ad una serie di iniziative. I centri colpiti sono appunto quelli dell'area a rischio e nessun intervento è scattato a protezione del territorio".
La marea nera continua a minacciare le coste calasettane e quelle dell'isola di San Pietro. Le comunità tabarchine sono in allarme per la bomba ecologica. Le amministrazioni comunali di Carloforte e Calasetta levano le mani al cielo, sperando nella clemenza atmosferica fino al momento in cui la "bomba carboniera" verrà disinnescata.
Le cronache tuttavia non hanno mai registrato prese di posizione da parte delle amministrazioni comunali interessate per denunciare situazioni di grave precarietà nel transito di carboniere o ancora peggio di petroliere. Casi come questi, riportano dunque alla ribalta anche i disagi, più volte denunciati, di quella strana e pericolosa convivenza tra un porto commerciale e industriale a Portovesme. Imbarcazioni, che trasportano passeggeri, costrette a effettuare le manovre di accostamento alla banchina in spazi limitati tra due "fuochi" fermi nelle altre banchine: solitamente, una carboniera ormeggiata di proda sulla banchina commerciale a sinistra e una petroliera ormeggiata sulla banchina a destra.
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