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Come i primi villeggianti isolani ancora ricordano, la gastronomia del periodo della ristrutturazione, avvenuta nella seconda metą degli anni '70, rifletteva la semplice necessitą di unire le forze di tutti i presenti sull'isola, operai e villeggianti, in quanto ancora non vi era un negozio dove acquistare generi alimentari. Sull'isola, infatti, era possibile soltanto rifornirsi dei generi di prima necessitą (acqua e pane) mentre per tutto il resto occorreva recarsi settimanalmente a Carloforte per fare provviste.
In tale situazione di parziale disagio, ma che faceva respirare a tutti l'aria di un'isola tanto selvaggia quanto affascinante, la sera i villeggianti e gli operai si radunavano insieme davanti al fuoco acceso a fianco degli sterrati porticati in costruzione per cucinare il porceddu e altri piatti tipici sardi o carlofortini. Quindi si banchettava fino a notte inoltrata ascoltando i racconti sulla storia dell'isola e sulle vicende dei
tabarkini.
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